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L’incredibile storia di un anello
Trascorsero dei mesi duranti i quali le due amiche si erano riviste per giocare a bridge. Giusy non aveva più accennato al suo gioiello e tanto meno Sabrina si era permessa di domandare nulla. Un pomeriggio, un’altra amica aveva organizzato un torneo di bridge e, nel tavolo di Sabrina stavano giocando Giusy, una signora di nome Rosa e la padrona di casa. Appena seduta, Rosa aveva mostrato alle amiche la sua mano su cui brillava un anello con rubino a forma ovoidale montato su oro bianco e brillanti.
Un silenzio profondo aveva accompagnato queste parole.
Sabrina aveva anche lei riconosciuto il famoso anello e lo guardava strabiliata. Non diceva nulla ma, dentro di sé, pensava di poter essere chiamata in causa. Se davvero non lo avesse restituito, avrebbe potuto rivendere l’anello. Rosa continuava a ripetere: - Ma che dici! Me l’ha regalato mio marito, l’ha comprato per il mio compleanno. La padrona di casa, a questo punto, aveva detto: - Va bene, va bene, non è successo nulla, su continuiamo a giocare. La serata era proseguita con imbarazzo da parte di Rosa e da parte di Giusy; gli altri giocatori, pur facendo finta di niente, erano a disagio tanto che quando tutti erano andati via, la padrona di casa aveva tirato un sospiro di sollievo. Sabrina voleva saperne di più e allora si era lanciata in indagini personali. Così dopo varie informazioni, aveva saputo che la figlia di Giusy si era fidanzata con un giovane drogato il quale aveva indotto la ragazza a rubare il famoso anello. Costui lo aveva poi rivenduto per procurarsi i soldi per la droga. Il gioielliere che lo aveva acquistato, a sua volta, l’aveva rifilato al marito di Rosa. La famiglia di quest’ultima aveva subito zittito la cosa e nessuno più, fra le amiche, ne aveva parlato o sparlato pubblicamente. Un vecchio adagio recita che: “I panni sporchi si lavano in famiglia”. |
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